B.E.S: BAMBINI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI o BAMBINI, ESSERI SPECIALI? di Monica Antonioli 

Anche dei BES non se ne parla tanto perché non c’è nulla da dire se non che a gruppi, in ogni scuola e in ogni tipo di famiglia, i bambini stanno diventando “problematici” perché non riescono a leggere, scrivere, fare di calcolo, non stanno fermi, buoni, si ribellano alle regole. Vorrebbero giocare anziché imparare o avere voti alti. Rompono tutto, anche le scatole! La scuola è il terreno sociale ideale per mostrare, tramite il comportamento, che cosa non funziona non tanto in me, bambino, quanto fuori da me. Ovvero in noi, adulti.

Noi genitori educatori psicologi ed esperti di tutti i tipi. Noi arroccati sulle nostre piccole grandi aspettative circa voti, pagelle e “cosa farai da grande?”
Noi che ancora una volta pretendiamo che i nostri figli siano felici se noi non lo siamo; sereni se in noi c’è una buia notte tempestosa; calmi se ci facciamo la coca;
concentrati se la nostra energia è sempre da un’altra parte, o su un social, o su una chat o al telefono o su un nuovo sito o articolo (!!!!) come il qui presente.
Dove siamo noi?
Dove sono loro. Esattamente lì dove noi li vediamo, noi siamo.
E’ semplicissimo. Siamo la loro identità frammentata, la loro violenza, il loro urlare senza senso apparente. Siamo la vibrazione che ci stordisce e lascia senza forza.
Siamo quelle persone che vediamo davanti a noi: confuse, agitate, pigre. Lo siamo su altri piani, in altre manifestazioni ma LO SIAMO.

Se nostro figlio rifiuta di leggere, scrivere e fare di calcolo o di fare i compiti, chiediamoci cosa stiamo rifiutando noi di fare, cosa ci rifiutiamo di leggere comunicare e adempire nella nostra vita e soprattutto se il posto che occupiamo nella vita, nel lavoro, nella famiglia è il NOSTRO POSTO o vorremmo essere qualcun altro, fare qualcos’altro. In altre parole se ciò che stiamo facendo è o non è la scuola che vorremmo fare. O forse, nel nostro intimo, sentiamo che qualcosa ci sfugge, che qualcosa sta chiamando, che i GIOCHI che vorremmo giocare nella nostra vita sono tutt’altri: altro lavoro, atro stile, altro partner altro tutto. La domanda che ci sta facendo nostro figlio o nostra figlia, urlando il disagio che tu non sai urlare è:
MAMMA, PAPA’ SIETE FELICI? SE NON SEI FELICE COSA ASPETTI AD ESSERLO? CHE IO LO SIA? CHE TI DIA LE SODDISFAZIONI CHE TU NON RIESCI A DARE A TE STESSA? OPPURE ASPETTI CHE MI AMMALI, SIA BOCCIATA, MI METTA NEI GUAI’? GUARDATE CHE NON LO FACCIO PER ATTIRARE LA VOSTRA ATTENZIONE SU DI ME. LO FACCIO PER VOI, PER FARVI DA SPECCHIO E DA PARAFULMINE COSI’, SE NON VORRETE GUARDARE DENTRO VOI STESSI, POTRETE INCOLPARMI DEL VOSTRO DOLORE E DELLA VOSTRA INSODDISFAZIONE.
INSOMMA, LO FACCIO PERCHE’ VI AMO.

 

Musica: G. Gaber, Non insegnate ai bambini